In pochi sanno che il Content Marketing significa SEO

Stai per iniziare a leggere il contributo di Pasquale Gangemi, autore di infografiche.com e vincitore del primo contest SEO Training “Bellimbusto” . Hai un idea per un tuo intervento? Bene, contattatami (primo box a destra hai tante strade!) e parliamone ;)

La SEO non è più quella di una volta, pare sia morta. :(

Ormai non si può più creare un sito web orribile, inserire dei contenuti scadenti e trovare un paio di backlink per posizionarti bene.

Oggi devi, addirittura (oserei aggiungere), creare un buon sito web, scrivere contenuti di alta qualità che risolvano i problemi degli utenti, ottenere il giusto mix di backlinks, e condire il tutto con qualche centinaio di condivisioni sociali.

Rispetto al passato, dopo l’introduzione dei vari animaletti che si aggirano tra gli algoritmi di Google (Panda, Penguin, ecc), c’è un grande problema da risolvere.

Ottenere tanti links di alta qualità manualmente è molto costoso in termini di tempo e di denaro, ed anche qualora avessi entrambi gli elementi citati poc’anzi, avresti bisogno di mesi se non anni per ottenere tali links.

Una volta ottenuti però, se sulle tue pagine, non c’è niente di interessante da condividere con gli amici ed i followers, non avrai le condivisioni social!

E quindi, come posso ottenere tutti questi backlinks e condivisioni social? Come posso risolvere questi problemi? Attraverso il Content Marketing (ovviamente).

A proposito di Content Marketing, e per non tradire la mia passione per l’infografica, eccone una davvero bella di Blue Glass a riguardo:

Ecco, in sintesi, alcuni punti essenziali per il Content Marketing:

  • Non puoi costruire un audience senza offrire Valore ai tuoi utenti;
  • Uno degli elementi più importanti del tuo contentuto è il Titolo (solo il 20% delle persone leggerà l’intero articolo, mentre quasi tutti leggeranno la tua headline, 80%);
  • Tante persone scansionano l’articolo invece di leggerlo. Suddividilo in blocchi attraverso l’utilizzo di Sottotitoli, elenchi puntati e numerati, immagini, ecc;
  • Mostrando i post più popolari ed i contenuti correlati puoi aumentare la quantità di tempo speso sul tuo sito;
  • Scrivere dei Guest Post con contenuti originali è sempre un buon metodo per guadagnare visibilità (e magari qualche backlink);
  • Offri gratuitamente contenuti extra, come: ebook, infografiche, report, ecc.

La Link Building è una “tattica” di breve termine!

Tra il mercato italiano e quello anglosassone, si sa, ci sono differenze abissali. Però quando si pianifica una strategia SEO di lungo termine, alla luce dei cambiamenti che avvengono oltre oceano, non ci si può basare solamente sull’attività di Link Building, o meglio, la costruzione di link artificiale non può essere considerato il fattore determinante per la buona riuscita del posizionamento delle nostre pagine sui motori di ricerca.

Gli algoritmi di Google sono sempre alla ricerca di ciò che appare “unnatural” e nonostante l’introduzione del Disavow Tool, che ci consente di prendere le distanze dai link meno buoni, è necessario che alla base ci sia del contenuto di valore.

Mi stai dicendo che la SEO è morta?

Oggi un SEO specialist deve andare oltre! Il compito di un buon SEO non è (più) quello di spammare l’utente facendogli trovare un prodotto o servizio al quale non è interessato ma bensì quello di capire quali sono le esigenze specifiche di chi effettua la ricerca e servirgli una pagina appositamente ottimizzata nei contenuti atta alla risoluzione del loro problema e che possa essere facilmente interpretata dai motori di ricerca.

Per rispondere alla domanda in via definitiva concludo con una autocitazione: “La SEO è già morta da tempo ma è più viva che mai…” 
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Commenti ( 11 )

        • Benedetto Motisi says:

          Tutto molto bello (cit.) e sono d’accordo.

          L’unica perplessità rimane sempre sulla LB: ok che è una tattica di breve-medio termine in linea generale, ma nello specifico come riesci a fare un buon Content Marketing su nicchie assai poco 2.0ibili?

          Vedi “infissi” o “reti”.

        • Pasquale Gangemi says:

          Eh lo so, quello che dici è sicuramente vero. :)

          Visto che ormai è difficile trascendere ed è (IMHO) sicuramente sbagliato un approccio al web marketing avulso dai social network.

          Pianificare una strategia di comunicazione più ampia potrebbe essere una delle soluzioni.

          Es:

          Scrivere degli articoli sull’azienda come entità “umana”, fotografando gli stakeholder, coinvolgendoli, intervistandoli, facendo scrivere un loro parere su determinati argomenti (anche non strettamente collegati con l’attività in questione) potrebbe essere un modo per differenziarsi dalla massa ed ottenere qualche “linkettino” extra.

        • Benedetto Motisi says:

          Mi piace l’idea dell’entità umana. Punto per te :D (e me la segno per il futuro!)

        • Dario Ciracì says:

          Ciao Benedetto,

          in attesa della risposta di Pasquale, ti dico la mia, operando nella SEO fatta di Inbound/Content Marketing. Ogni settore brand può a mio avviso sviluppare una content strategy finalizzata all’acquisizione di link in modo naturale. Certo non è facile per tutti e chiaramente è più facile per il mondo consumer.

          Però anche settori con poco appeal possono farlo. Penso ad esempio a Bitcino, azienda della domotica attivissima sui social e con un corporate blog che cito “Blink [www.blinkproject.it] è il corporate blog di BTicino sul mondo del progetto contemporaneo.
          Un hub di connessioni, un punto di incontro, condivisione e interazione.
          Un osservatorio digitale dove si parla soprattutto di architettura e design, ma con uno sguardo interessato ai territori limitrofi della cultura del progettare. ”

          Poi penso a un’azienda di volantini online che si è inventato una azione found rasing e eco-marketing che ti richiede di scrivere un post dell’iniziativa per promuovere il fatto che il tuo blog è ecologico e loro in cambio piantano una piantina (e intanto si beccano un link dal tuo sito che va a una catena di supermercati online se non ricordo male).

          Ogni brand deve individuare la nicchia di argomenti su cui puntare, gli influencers di quella nicchia a cui arrivare e spremersi le meningi per ideare strategie che prevedano la produzione di contenuti finalizzati alla link building. E’ più difficile della classica link building ma meno artificiosa e a rischio di penalizzazione e più scalabile nel tempo :)

        • Benedetto Motisi says:

          A questo punto andiamo (finalmente!) a un livello superiore di Web Marketing invece di impantanarci nel nostro orticello!

          Molto belli gli esempi che hai portato, thanks!

          L’unica variabile incontrollata a questo punto è la ricettività (e il budget) del cliente a un certo tipo di azioni sicuramente non-convenzionali :)

        • Pasquale Gangemi says:

          Concordo in toto con Dario, ma come tutti sappiamo, ci dobbiamo scontrare con i budget a disposizione delle aziende nostre clienti.

          Spesso, soprattutto in settori “che tirano di meno”, i budget sono ridotti.

          In tal caso, senza bisogno di studiare una strategia da zero, si potrebbe attingere da ciò che il web ci offre (tantissimo) e puntare su qualcosa di più semplice, magari sul crowdsourcing.

        • Web Siena says:

          Io ultimamente, in ambito di link building, sto cominciando a rinunciare completamente agli aggregatori. Penso che fra contenuto duplicato e maggiore trust rank rispetto al sito “produttore” dei contenuti, sia davvero penalizzante al massimo.

          Il contenuto è davvero molto importante, soprattutto se pubblicato su siti altamente tematici all’argomento e che non sono Content Farm.

        • Benedetto Motisi says:

          Gli aggregatori con Panda ricevettero una bella mazzata, come dici tu scegliere dove pubblicare il contenuto è importante!

        • web marketing Doc says:

          Caro Ben,
          mi piace moltissimo l’impostazione che hai dato a questo blog. Il font potrebbe essere più grande di un paio di px, ma l’idea del Jedi è una droga! :D

          In questo post dici cose che andavano bene anche 5 anni fa, che non è una brutta cosa perché Il nodo è mettere in pratica le conoscenze basilari come solo un operatore che conosce le vie della forza può fare!

          Io e te seguiamo il flusso (non necessariamente quello del page rank però) ;)

        • Benedetto Motisi says:

          Ciao Francesco!
          Grazie mille per i complimenti, sono lieto che l’idea ti piaccia.

          Sul testo troppo piccolo ora ci lavoro, non voglio fare perdere a nessuno diottrie o diventare ciecato come lo sono io :D

          Il guest post è del buono Pasquale, però è vero ci sono pratiche che vanno tutt’ora bene.. perché guardano all’utente!

          Il PR si, non necessariamente ;)

          Che la Forza sia con te!

        • roberto says:

          Credo che in linea di massima, ci sarà un cambiamento quasi radicale. Nelle linee guida di google si citano article marketing, comunicati, scambio link, link a pagamento, guest blogging come tecniche che violano le regole.
          Ho visto alcuni siti di clienti che scrivendo articoli in un certo modo e linkando internamente, sono saliti in prima e seconda pagina e sono tutt’ora la. e su quei link non è stata fatta una l.b. ma solo condivisioni social e essendo un po interessante l argomento, ha avuto parecchie visite e commenti.
          non credo che la seo sia morta, credo che si sia evoluta. ottimo articolo.

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